Agrumi

Sembra accertato, che quasi tutte le specie di agrumi sono originarie dalle regioni subtropicali e tropicali dell'Asia e dell'Arcipelago Malese.

Prima della sua introduzione nel continente europeo, l'arancio era da tempo coltivato in Cina.

In un antico testo che risale al 1178, è stata rinvenuta la descrizione di ventisette varietà di arance dolci, arance amare e mandarini, nonché dei metodi di coltivazione, trattamento del raccolto e malattie delle piante.

Il cedro è stato il primo agrume conosciuto dalla civiltà europea.

Esso era conosciuto in Egitto ed in Mesopotamia fin dall’anno 4000 a.C.

La raffigurazione nei dipinti pompeiani di cedri, arance e le limette e dei “limoni ovali” che si trovano raffigurati nei festoni e mosaici del Museo Nazionale di Napoli testimoniano che tali agrumi fossero coltivati in Campania, prima del terremoto nel 63 d.C.

L'arancio dolce fu introdotto a Lisbona nel 1520; il nome di "portogallo" con il quale, ancor oggi, lo si contraddistingue in Sicilia ed in altre regioni, si deve appunto al centro da cui originò la sua diffusione europea.

Il bergamotto venne coltivato in epoca successiva, verso il XVII secolo.

Questa pianta venne introdotta nella zona delle immediate vicinanze di Reggio Calabria.

Le probabili località di origine sono: le Antille, la Grecia e le Canarie; da queste isole Colombo avrebbe portato la pianta in Europa ed a Reggio sarebbe giunta dalla città di Berga (prossima a Barcellona), donde ebbe il nome di bergamotto.

Sul continente americano le prime piante agrumarie giunsero soltanto nel 1518, ed il primo posto in America dove la coltivazione acquistò importanza commerciale fu la Florida, per le favorevoli condizioni di suolo e di clima.

Quindi, gli agrumi si diffusero lungo le coste del Mar delle Antille e del Golfo del Messico, raggiungendo la California, una zona destinata a rivestire grande importanza nel quadro mondiale di questa produzione.

Di grande interesse industriale e commerciale deve considerarsi una grande e relativamente recente realizzazione dell'agrumicoltura siciliana, la produzione dei «verdelli» ottenuti tramite la cosiddetta «forzatura».

Alla tecnica della «forzatura» si giunse casualmente quando, nel 1866, in un giardino, in Sicilia, vennero sospese le irrigazioni dal 1° aprile al 15 luglio. La siccità determinò una stasi vegetativa, con parziale defogliazione e caduta dei fiori.

Alla ripresa delle irrigazioni a fine luglio, le piante tornarono a nuova vita ricoprendosi di foglie e fiori i cui frutti, giunsero a maturazione nel giugno luglio dell'anno successivo.

Adesso, questa tecnica, è divenuta prassi normale.

Nascita e sviluppo delle tecnologie relative alla produzione dei derivati agrumari

I primi riferimenti precisi alle essenze distillate di limone e di arancia risalgono al 1500. Fu G.B. della Porta, a descrivere il processo di distillazione a partire delle scorze sminuzzate dei due frutti. Allo stesso Autore si deve una descrizione dell'olio essenziale ottenuto per distillazione dai fiori di arancio amaro.

Il processo di estrazione dell'essenza per strizzamento delle scorze risale al 1700. In documenti dell’epoca vengono descritti, fra l'altro, l'estrazione dell'essenza mediante il processo a spugna, con dettagli tecnici praticamente coincidenti con quelli utilizzati nei nostri tempi.

L'estrazione dell'essenza di bergamotto in Calabria si può far risalire alla metà del XVII secolo. Anche questo procedimento, fu a lungo effettuato manualmente.

Sul finire del 1844 fu introdotto il primo modello di quella che doveva divenire la classica «macchina calabrese» caratterizzatasi subito per la produzione di un'essenza finissima, con resa elevata e modesto costo d'impianto.

Il brevetto nel 1909 della "macchinetta a leva", rappresentò il primo tentativo di meccanizzazione parziale del processo a spugna.

Poco dopo vennero utilizzate le tipiche macchine di concezione siciliana, le "sfumatrici": queste sono tutte basate sull'utilizzazione della pressione naturale che le essenze esercitano all'interno degli otricoli e che si manifesta con lo sprizzare dell'essenza quando la scorza viene piegata e compressa.

L'acido citrico venne isolato dal succo di limone nel 1784, ma la sua costituzione venne chiarita solo dopo quasi un secolo (1879).

In Sicilia, fin dal XVIII secolo si produceva l'agrocotto, liquido scuro ottenuto per concentrazione dell'agro di limone, contenente circa il 40% di acido citrico, allo scopo di rifornire l'industria dell'acido citrico che andava sviluppandosi in Inghilterra.

Negli anni precedenti la I guerra mondiale il nostro Paese era in grado di rifornire il 90% del fabbisogno mondiale di citrato di calcio (base per la produzione dell’acido citrico). La produzione di citrato in Sicilia era, nel 1913, pari a 6.000 tonn.; nel 1918 era di 9.087 tonn.

Nel 1911 sorse a Palermo la più grande fabbrica di acido citrico di quel tempo, che prese il nome di Arenella; seguirono l' ISAC (Industria Siciliana Acido Citrico) di Messina (1916), la SADA (Società Anonima Derivati Agrumari) di Tremestieri (1921) e la Citrica S. A. di Santa Teresa di Riva (1925).

Mentre nel 1908 l'Italia importava acido citrico (164 tonn.), già nel 1916 ne esportava oltre 1000 tonn.

Per molto tempo l'industria agrumaria è vissuta in Italia quasi esclusivamente della produzione dell'olio essenziale della scorza; il succo, specie nel caso del limone, aveva una destinazione poco "nobile", consistente, nella trasformazione in "agrocotto" o in citrato di calcio per l'industria dell'acido citrico.

Solo in questi decenni si è verificato un sensibile sviluppo dell'industria dei succhi, grazie anche alla presa di coscienza, da parte del consumatore, delle nozioni riguardo le proprietà dei succhi dal punto di vista alimentare e vitaminico e non solo come ingredienti delle bevande. L'interesse del consumatore tende infatti a spostarsi sempre più verso prodotti naturali, nel quadro di diete alimentari sempre più razionalmente programmate.

Naturalmente, la modifica dei gusti non è stata sollecitata solo dall'evolversi delle cognizioni circa le proprietà dei succhi; ma anche dalla crescente capacità dell'industria di preparare dei prodotti ad alto livello qualitativo che soddisfano sia le caratteristiche organolettiche che quelle sostanziali derivanti dai frutti di origine, con il vantaggio di farli giungere al consumatore indipendentemente dall'epoca di maturazione dell'agrume.

Un altro importante derivato agrumario è costituito dalla pectina definita come principio gelatinoso dei frutti.

Prodotti della trasformazione degli agrumi

Mangimi per animali

Ottenuti attraverso l’essiccazione le scorze esauste degli agrumi.

Olio di semi

Le prime notizie che riguardano la produzione industriale dell'olio di semi di agrumi si possono far risalire al 1930; durante la stagione 1938-39, si producevano in Florida circa 90.000 libbre di olio di semi di pompelmo.

In Italia, negli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale, si producevano per pressione, dai semi precedentemente essiccati, notevoli quantità di olio di semi di limone. Peraltro, nel dopoguerra, tale produzione non fu più ripresa.

Flavonoidi

L'interesse verso i flavonoidi agrumari è stato determinato da ricerche le quali affermavano che la "citrina", una miscela grezza di flavonoidi preparati dalla scorza di limone, era efficace nel ridurre la permeabilità capillare nell'uomo, nel prolungare la vita e nel mitigare le emorragie dei tessuti dovute allo scorbuto. Il gruppo di sostanze responsabili di questi effetti fu considerato come una vitamina ed ebbe attribuito il nome di vitamina P. Successive ricerche non riuscirono a dimostrare che i flavonoidi sono fattori necessari della dieta ed il termine vitamina P è caduto in disuso ed è stato rimpiazzato dal termine "bioflavonoidi” (flavonoidi aventi attività biologica).

Se i flavonoidi non possono essere qualificati come vitamine, si è però cominciato a considerarli come agenti farmacologici e terapeutici.

Esperidina

L'esperidina è stata preparata industrialmente fin dagli anni quaranta mediante metodi basati sull'estrazione alcalina della scorza.

Negli USA la produzione di esperidina è dell'ordine di 100.000 libbre annuali. Notevoli quantità vengono prodotte anche in Giappone, Israele e Germania. In Italia sono state effettuate produzioni sporadiche. Il prodotto commercializzato è un estratto dei principali flavonglucosidi esistenti nelle scorze degli agrumi (soprattutto arancia e limone).

Altri derivati "minori" sono: "comminuted", segmenti o spicchi sciroppati, alcoolati, vini, aceto, aromi volatili, acido lattico, eccetera.