#SiamoInCampo #AnicavDiceNo

27 October 2017

ANICAV, da anni, è in prima fila per contrastare il caporalato e l’utilizzo di manodopera irregolare, che rappresentano elementi di grande criticità per la filiera del pomodoro e in particolare per l’industria di trasformazione, che costituendo l’interfaccia diretta con il consumatore finale, vede continuamente messi sotto accusa i propri prodotti.

Il settore, infatti, seppure toccato in modo marginale da tale fenomeno, in quanto caratterizzato da un basso impatto della manodopera, essendo la raccolta del pomodoro da industria per la quasi totalità effettuata meccanicamente, da anni è impropriamente chiamato in causa ogni qualvolta si parla di caporalato.

L’ANICAV da tempo sta portando avanti azioni di  contrasto  a tali fenomeni, che vanno combattuti anche a fronte di un solo lavoratore irregolare impiegato, agendo in particolare su due fronti: la sensibilizzazione di tutte le parti coinvolte, attraverso la condivisione del problema tra i diversi livelli di rappresentanza, e la concertazione con le Istituzioni nazionali e regionali.

Le azioni concrete sono state tante. In primis l’introduzione di un vero e proprio vincolo (nessuna crocetta, in nessuna casella), all’interno dei contratti di fornitura della materia primache prevede l’impegno della parte agricola a osservare tutte le vigenti normative in materia di sicurezza e salute sul lavoro, dei contratti collettivi nazionali di lavoro, della normativa in materia previdenziale e assistenziale e di quella in materia di lavoro per immigrati.

A partire dal 2013 è stata avviata un’importante collaborazione con l’Ethical Trading Initiative Norway (IEH) e con l’Ethical Trading Initiative UK (ETI), organismi che hanno messo a punto un progetto teso al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei migranti. Importanti traguardi sono stati raggiunti anche sul piano delle certificazioni: a maggio 2016 l’ANICAV ha siglato insieme a DNV-GL Business Assurance, uno dei principali enti internazionali di certificazione, un’intesa che ha permesso una sempre maggiore diffusione delle certificazioni riconosciute a livello internazionale, SA8000 per le imprese di trasformazione e GlobalGap–Grasp per le aziende agricole.

A livello istituzionale la questione del caporalato è stata posta dall’ANICAV tra le priorità del Tavolo Tecnico nazionale sul pomodoro, attivato presso il MiPAAF. Due importanti elementi di criticità posti dall’ANICAV all’attenzione del Tavolo, la gestione del trasporto e la sistemazione logistica dei lavoratori, sono stati recepiti dalla Legge contro il caporalato approvata dal Parlamento ad ottobre 2016, grazie alla quale nel corso dell’ultima campagna di trasformazione sono stati intensificati i controlli in campo.

Grazie alle azioni messe in campo dall’ANICAV e, soprattutto, ad una maggiore sensibilità unita ad una sempre più incisiva attività di controllo e di inasprimento delle pene da parte degli enti preposti, il fenomeno del caporalato, anche guardando i dati dell’ultima campagna di trasformazione, si è ulteriormente ridimensionato.

Resta naturalmente ancora molto da fare: sarà necessario il coinvolgimento di tutta la filiera e soprattutto un’azione forte e responsabile delle Istituzioni locali e regionali e del Governo centrale.

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