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IL SEMAFORO INGLESE SUGLI ALIMENTI TORNA SUL BANCO DEGLI IMPUTATI

15 March 2016

Era finito quasi nel dimenticatoio e oggi è fermo nelle stanze dei bottoni di Bruxelles, ma i danni economici alla vendita di alcuni prodotti alimentari, non solo italiani, hanno riportato alla ribalta il dossier sull'etichetta a "semaforo" sui prodotti alimentari, voluta dalla Gran Bretagna.
Il sistema inglese, infatti, adottato dal 98% della grande distribuzione locale su una serie di prodotti, ha causato una perdita di quota di mercato per molte referenze, comprovata da una recente indagine Nomisma che ne ha valutato l'impatto fra il 2013 e il 2015. Il bollino "incriminato" è di colore rosso, giallo o verde, a seconda del contenuto più o meno elevato di grassi, grassi saturi, sale o zuccheri,
La necessità di trovare una soluzione è sempre più sentita. Il 14 marzo 2016, durante il Consiglio dei ministri dell'agricoltura dell'Unione europea, con l'Italia si sono schierate nettamente per il no a questo sistema: Croazia, Belgio, Cipro, Spagna, Grecia, Slovenia, Portogallo, Lussemburgo, Bulgaria, Polonia, Irlanda, Romania, Germania, Slovacchia, Lettonia.
"Insieme ad altri 15 Paesi - ha dichiarato il Ministro Martina - chiediamo ancora una volta alla Gran Bretagna di rivedere questa scelta e alla Commissione UE di intervenire per rimuovere questo elemento distorsivo del mercato. Fin dalla prima proposta abbiamo evidenziato che avrebbe provocato danni economici e d'immagine ai nostri prodotti e nessun beneficio ai consumatori. L'indagine Nomisma sull'etichetta a semaforo conferma le nostre perplessità ed evidenzia le distorsioni provocate sul mercato inglese. E' un sistema che non promuove una dieta sana e un equilibrio nello stile alimentare, classificando i cibi con parametri discutibili e approssimativi. E' inammissibile che prodotti di qualità certificata Dop e Igp siano classificati con un semaforo rosso, così come succede con altri alimenti che fanno parte della dieta mediterranea o della grande tradizione dolciaria italiana".
Secondo Luigi Scordamaglia di Federalimentare, "un sistema che si basi su una classificazione semplicistica di cibi buoni o cattivi, basata su singoli nutrimenti e che cerchi di influenzare i consumatori, non promuove una corretta alimentazione. Qualsiasi etichettatura addizionale deve essere obiettiva, non discriminatoria".
I Paesi interessati hanno quindi chiesto alla Commissione Europea di fare il punto della situazione, in vista della relazione che quest'ultima sottoporrà nel 2017 sull'uso di etichette addizionali, per verificare la loro conformità alle regole del mercato interno. Ad oggi il dossier è di fatto "congelato" da parte dell'esecutivo UE, fino al referendum di giugno sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell'Unione (Brexit).