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EXPO: INIZIATIVE NELLA SETTIMANA DEL POMODORO

19 June 2015

Nel giro di 25 anni è raddoppiata la produzione mondiale del pomodoro, a parità di risorse spese e di consumo si suolo, un buon esempio di come la ricerca tecnologica sia riuscita a incidere non solo sulla qualità, ma anche sulla quantità di una filiera alimentare tre le più sviluppate al mondo.

E' la considerazione che ha fatto da sfondo al primo appuntamento della Settimana Mondiale del Pomodoro a Expo 2015, il convegno sulla filiera industriale di uno degli alimenti più "versatili" della nostra tavola, che ha visto confrontarsi al Conference Center dell'esposizione universale i principali operatori internazionali.

Nel 2014 la produzione mondiale di pomodoro ha sfiorato le 40 milioni di tonnellate e nell'anno in corso l'andamento è destinato ad aumentare ancora, con i produttori euromediterranei e americani, dopo il ripiegamento subito dalla Cina, a fare la parte del leone. L'Italia in questo contesto è la terza potenza mondiale produttrice di "oro rosso".

La presidente dell'Associazione "Settimana Mondiale del Pomodoro", il Sottosegretario all'Economia Paola De Micheli, ha ripercorso le motivazioni che hanno portato ad organizzare una settimana intera a Expo dedicata a una produzione così specifica e importante.

"L'internazionalizzazione, l'innovazione, e la capacità di meccanizzazione – ha affermato – hanno caratterizzato la filiera del pomodoro in maniera assai più evidente che in altre filiere agroalimentari, per questo dentro allo scenario internazionale che è stato descritto lo sviluppo ulteriore di questa produzione può essere una grande opportunità per l'Italia".

"Con i consumi mondiali di cibo che continuano a crescere – ha aggiunto – il pomodoro è certamente protagonista della domanda alimentare, per questo l'Italia è chiamata a riorganizzare in maniera più competitiva il sistema di offerta, senza cadere in modelli autocelebrativi del made in Italy. Con la consapevolezza che mettere insieme tutti i pezzi di filiera è fondamentale, abbiamo inoltre bisogno di raggiungere nuove piattaforme di distribuzione, affidandoci ai progetti di internazionalizzazione del nostro paese e alle politiche pubbliche del Governo".

Gli obiettivi della Settimana Mondiale del Pomodoro saranno raggiunti, se oltre alla grande operazione di marketing, riusciremo a promuovere l'accordo tra i due distretti italiani della produzione, e al contempo saremo in grado di raggiungere un gran numero di consumatori per raccontare una storia di produttiva di successo. E anche sfatare un tabù: è molto meglio consumare una bottiglia di passata industriale rispetto a quella prodotta un casa dalla nonna, perché c'è un tema molteplice di sostenibilità, di sicurezza alimentare e di consumo: tutto è collegato all'impegno di una filiera che ha fatto passi da gigante negli ultimi trent'anni".

Dopo i saluti di Luca Sandei, dell'organizzazione della Settimana Mondiale del Pomodoro, il convegno dedicato alla filiera mondiale ha visto gli interventi di Sophie Colvine, segretaria generale della World Processing Tomato Council che ha fornito un quadro generale della produzione del pomodoro, e di Roger Scriven, rappresentante della filiera californiana. Entrambe hanno evidenziato come il recente riequilibrio del cambio euro e dollaro ha penalizzato la produzione americana.

Marco Serafini, del WPTC, ha fatto notare come uno dei fattori negativi per la produzione italiana sia il prezzo della materia prima, che rende l'industria italiana meno competitiva rispetto al resto del mondo: il prezzo agricolo del pomodoro in Italia è infatti il più caro. "Vi sono norme che complicano la vita ai nostri agricoltori – ha spiegato - che li rendono meno competitivi a fronte dei colleghi spagnoli e portoghesi".

Antonio Casana, vicepresidente dell'Amitom, l'organizzazione dei produttori europei e mediterranei, ha presentato l'attività nel contesto geografico dell'associazione, che vede l'Italia come paese leader nella produzione.

Infine Stefano Spelta, vicepresidente di OI, il distretto del Nord del pomodoro, ha presentato lo studio "Prefer" sull'impatto ambientale della produzione del pomodoro che passa in rassegna e misura gli effetti di tutte le fasi della coltivazione: l'utilizzo dell'acqua, dei fertilizzanti e degli agrofarmaci, il trasporto della materia prima, la sua trasformazione