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Export alimentare – Spagna sbocco da valorizzare

08 April 2015

Le esportazioni dell’industria alimentare sul mercato spagnolo sono cresciute in modo insoddisfacente negli ultimi anni. Forse non poteva essere altrimenti, stante la situazione di crisi del paese, che recentemente ha rivaleggiato, anche in peggio, con la nostra. Fatto è che, a confronto col  2007 (ultimo anno pre-crisi), le esportazioni 2014 del “food and beverage nazionale, con una quota di 788,6 milioni, sono cresciute solo del +13,9% (meno del 2% medio l’anno). E questo, a fronte del +49,5% (oltre il 7% l’anno) messo a segno in parallelo dalle nostre esportazioni  alimentari complessive  a livello mondo. Così la Spagna, che si situava al 6° posto fra i nostri sbocchi alimentari prima della crisi, è scivolata all’8°.

Guardiamo alla composizione del nostro export alimentare. Si tratta di una “torta” atipica, in cui prevale il dolciario, con una quota pari al 19,3% del totale, seguito dal lattiero-caseario col 14,1%. Il vino, che altrove la fa da padrone (con una percentuale media dell’export a livello mondo che supera il 20%), qui si ferma al 7,1%.   Accanto troviamo: la pasta, con una quota dell’8,3%; il caffè, col 6,3%; le acquaviti e liquori, col 5,5%.

La torta dell’export in sostanza si articola in modo equilibrato, senza presenze schiaccianti di questo o quel comparto. E questo è positivo. E’ il “passo” che è debole, col +2,5% del 2014 agguantato negli ultimi mesi, dopo gran parte dell’anno caratterizzata da segni negativi. C’è da dire, almeno, che la “velocità di uscita” verso il 2015 del nostro export è promettente.

Va anche detto che l’accelerazione dell’economia spagnola, col +1,2% segnato dal  PIL 2014 e il +1,7% atteso nel 2015, sta mostrando una capacità di rimbalzo invidiabile,  accelerata di un paio d’anni rispetto alla nostra. Per cui, il tono del mercato locale dovrebbe risentirne positivamente, con benefici anche per il nostro flusso di esportazione, nell’anno in corso e in quelli a seguire.

Va anche aggiunto che la nostra bilancia alimentare con la Spagna è largamente in rosso. Il passivo 2014 è stato pari a ben 2.027,3 milioni, con un aumento del +48,7% sul 2013. Le importazioni alimentari complessive hanno raggiunto infatti la quota di 2.815,9 milioni, con un +32,0% sull’anno precedente. Al loro interno ha pesato enormemente l’olio, che  nel  2014 ha raggiunto la quota di 1.296,8 milioni, con un aumento “boom”  del +78,6% sull’anno precedente, a seguito della scarsità del nostro raccolto. La Spagna, d’altronde, è prima nel mondo sul fronte dell’export di olio sfuso, mentre l’Italia è leader su quello dell’olio confezionato. Le nostre esportazioni olearie 2014 in Spagna così sono state poco più che simboliche, con una quota di 35,2 milioni e un taglio del -50,7% sull’anno precedente. 

Non si può dimenticare, comunque, che la nostra bilancia commerciale con la Spagna ci vede in rosso in molti comparti. A cominciare dall’ittico, nel quale il nostro esiguo export di 10,6 milioni si confronta con un import di 402,6 milioni, innescando un altro sbilancio vistoso di 392 milioni. Scompensi meno marcati emergono su altri fronti. Come l’enologico, che segna un passivo di 16,8 milioni. E come: il lattiero caseario, con un passivo di 18,5 milioni; la trasformazione degli ortaggi e della frutta, con rossi, rispettivamente, di  133,6 e 60,3 milioni. E come la  trasformazione della carne, con un passivo di 15,8 milioni.

Insomma, sul fronte spagnolo c’è molto da lavorare. Un mercato che è fra i top ten del mondo (olio e ittico a parte) ci vede sulla difensiva su troppi fronti.

Da qui la necessità di incentivare gli sforzi promozionali, in questa fase di rilancio dell’economia locale, con sforzi coordinati e col supporto indispensabile delle Istituzioni.