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Prezzi alimentari al consumo e alla produzione – Aggiornamento Dicembre 2014

04 February 2015

Si trasmettono gli ultimi  indici dei prezzi al consumo e alla produzione, appena diffusi dall’Istat, elaborati mediante confronti congiunturali e tendenziali.

Gli indici Istat disponibili confermano una netta stagnazione dei prezzi. L’inflazione  mostra, infatti, una crescita piatta (+0,0%) nel confronto tendenziale dicembre 2014/13. Ad essa si affianca addirittura un calo del -0,4% nel confronto semestrale dicembre 14/giugno 14 e, infine, una nuova variazione piatta (0,0%) nel confronto congiunturale dicembre 14/novembre 14. Va sottolineato che, tra le grandi voci esaminate, i prezzi  dei prodotti energetici scivolano a dicembre sotto la media 2014. Va altresì ricordato  che, sull’arco 1995-2014, i prezzi al consumo dell’”alimentare lavorato”, in media d’anno, mostrano l’evoluzione più contenuta tra le categorie considerate e, seppur marginalmente, si fermano sotto l’inflazione.

I prezzi alimentari al consumo (lavorato + fresco) evidenziano, nel confronto dicembre 14/novembre 14, piattezza assoluta dell’alimentare lavorato (+0,0%) e una crescita del +0,2% del “non lavorato”.

I prezzi alla produzione dell’industria alimentare mostrano un andamento ancora più  calmieratore, a livello tendenziale,  dei  prezzi al consumo. Essi infatti evidenziano a dicembre  un calo del -0,2% sul dicembre 2013,  con un differenziale di  0,5 punti rispetto al tendenziale parallelo dei prezzi al consumo dell’alimentare lavorato (+0,3%) e un differenziale di 0,2 punti rispetto all’inflazione del periodo (0,0%).

Le spinte tendenziali maggiori (dicembre 2014/13) sul fronte dei prezzi alla produzione del settore si legano soprattutto alla “lavorazione delle granaglie” (+8,4%), agli “oli e grassi” (+6,0%), ai  “succhi di frutta e ortaggi” (+3,7%) e ai  “condimenti e spezie” (+3,6%).

Sul fronte opposto, spiccano i rientri vistosi, sui dodici mesi, dei prezzi alla produzione del   “saccarifero” (-13,1%), della “lavorazione delle patate” (-6,8%), dei “mangimi per l’alimentazione di animali da allevamento” (-5,7%) e della “lavorazione della carne, esclusi i volatili” (-5,2%).

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