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Congiuntura fine 2014 - FLASH

18 novembre 2014

L’uscita dalla  crisi ancora latita. E’ questo il messaggio che emerge dai dati di fine anno, sia per l’alimentare che per tutto il sistema. Guardiamo agli indici della  produzione alimentare. Settembre ha fatto emergere un -0,4%, a parità di giornate lavorative, rispetto allo stesso mese del 2013. E’ un risultato deludente, che porta il risultato del settore alimentare nei  primi nove mesi dell’anno sul +0,8%. E’ un “passo”  inferiore al +1,0% degli otto mesi, al +1,1% dei sette mesi e al +0,9% del semestre. A fianco, il totale industria segna, sui nove mesi, un calo a parità di giornate del -0,5%, dopo il -0,1% degli otto mesi.      

    In pratica, la leggera accelerazione dei mesi estivi non trova conferma nei dati più recenti. Malgrado i faticosi segnali di minori perdite e di lenta tendenza all’assestamento che provengono dal mercato interno, sia a livello alimentare che generale, è chiaro che il trend debole dell’export non aiuta a supportare l’attività produttiva e a farla uscire in modo convincente dalle secche dell’ultimo triennio. C’è da sottolineare anzi che le crisi internazionali in atto, con le incertezze da esse recate (a cominciare dall’embargo russo), potrebbero attenuare ulteriormente il già debole sostegno recato dall’export, portando la produzione verso un consuntivo di fine anno  probabilmente sull’ordine di uno “zero virgola” ancora più debole.   

Intanto, in linea generale, va ricordato  che i dati disaggregati dei consumi alimentari di gennaio-agosto censiti da Ismea Gfk-Eurisko indicano, come segnalato all’inizio, un assestamento in corso del mercato interno, evidenziato dalla netta  attenuazione dei trend negativi degli anni precedenti.  Basta dire che il trend alimentare aggregato delle vendite in quantità nei primi otto mesi 2014 reca un -0,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando il consuntivo 2013 si era fermato sul -1,3%.

Ancora migliore il recupero dei consumi in valore, con un -0,4% sui sette mesi, rispetto al pesantissimo -3,1% del consuntivo 2013 (il trend peggiore dell’ultimo quinquennio). I confronti accennati evidenziano anche un altro aspetto positivo: si comincia a comperare un po’ più di “qualità”. Ovvero, cominciano in qualche misura  a ritrovare spazio i prodotti con valore unitario più elevato dopo il forte dimagramento qualitativo degli anni trascorsi. Fattore strategico, questo, per una industria come quella alimentare italiana, che fa proprio del valore aggiunto e della qualità elementi distintivi e identificativi da sempre. In ogni caso, i “trend hanno  ancora dei segni “meno”. Per cui ci si aggrappa a “indizi” di recupero, che andranno monitorati e consolidati nei prossimi mesi. 

Intanto, l’export dell’aggregato alimentare nel suo complesso ha raggiunto, sui primi sette mesi 2014, una quota in valore di 15,5 miliardi, con un progresso del +3,4% sullo stesso periodo dell’anno precedente. E’ il trend più “pallido” degli ultimi anni, dopo il +5,8% del 2013 , il +7,0% del 2012, le crescite attorno al +10% del biennio 2010-11.

Comunque,  i “pedali” del mercato interno e dell’export “girano” in qualche modo. Il primo si sta sbloccando lentamente per ritornare auspicabilmente su segni “più” nei prossimi mesi. Mentre mantiene il segno “più” l’export, in attesa di trend espansivi leggermente più tonici l’anno venturo.  

Come dire, che non manca qualche segnale premonitore di un 2015 migliore, anche se il sistema sarà sicuramente ancora impigliato nella crisi. Non crediamo, ad esempio, che il PIL 2015 segnerà un +0,6%, come annunciato ufficialmente. Con l’auspicio di essere contraddetti, esso si fermerà nella migliore delle ipotesi, secondo chi scrive, “appena” sopra lo zero. Sono tre anni, del resto, che le previsioni ufficiali si rivelano, puntualmente e goffamente, troppo ottimistiche.