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Puntata di "Che Tempo che fa" 5 novembre 2012

SEGNALAZIONE | 09 novembre 2012

LETTERA INVIATA ALLA REDAZIONE

Abbiamo preso visione della puntata del 5 novembre 2012, nella quale, lo scrittore Roberto Saviano, nell’intento nobile e totalmente condivisibile di denunciare il fenomeno del “caporalato”, ha, a nostro avviso, lasciato intendere, che l‘intero comparto del pomodoro da industria è funzionale e strumentale alle organizzazioni criminali. Roberto Saviano ha parlato, con esplicito riferimento al pomodoro “pelato”, di “federalismo criminale” dal campo alla tavola, di “monopolio” delle mafie nella filiera del pomodoro che non ha eguali in Italia, ecc.  La nostra Associazione rappresenta circa 100 imprese, concentrate per quasi il 90% nella Regione Campania, che trasformano poco meno del 50% di tutto il pomodoro lavorato in Italia e la quasi totalità di pomodoro pelato prodotto nel mondo. Il fatturato annuale delle aziende ANICAV è di circa 1.650 milioni di euro, più del 50% del fatturato nazionale del comparto pomodoro (3.100 milioni di euro). A livello mondiale il comparto della trasformazione del pomodoro presenta uno scenario caratterizzato essenzialmente da tre blocchi, quello statunitense, quello cinese e quello europeo, costituito quest'ultimo prevalentemente dalla produzione italiana che, con 4,5 milioni di tonnellate circa di pomodoro trasformato nel 2012, rappresenta il 13,4% di tutta la produzione mondiale e circa il 53% del trasformato UE.  Tra le nostre associate, rappresentate principalmente da aziende di piccole e medie dimensioni, annoveriamo anche l’unica azienda agroalimentare quotata in borsa a sud di Roma,  con sede nella provincia di Salerno, nonché i principali gruppi industriali del settore non solo a livello nazionale ma anche comunitario.  A tutela delle imprese e per una corretta informazione dei consumatori, riteniamo indispensabile precisare alcune questioni fondamentali, di cui vi chiediamo di dare una adeguata informazione, come sappiamo essere nel vostro stile e nel vostro modo di fare informazione. Parlare in questi termini della filiera del pomodoro è altamente lesivo della rispettabilità dei nostri associati che da sempre sono impegnati nel fare  impresa in particolari “luoghi” del nostro Paese, con l’obiettivo prioritario di rispettare le leggi e i diritti dei lavoratori.  Molte delle nostre imprese sono certificate SA8000, che è uno standard internazionale di certificazione redatto dal CEPAA (Council of Economical Priorities Accreditation Agency) volto a certificare alcuni aspetti della gestione aziendale attinenti alla responsabilità sociale d'impresa, tra cui il rispetto dei diritti umani, il rispetto dei diritti dei lavoratori, la tutela contro lo sfruttamento dei minori, le garanzie di sicurezza e salubrità sul posto di lavoro, ponendo l’attenzione verso l’intera filiera aziendale: direzione, top management, dipendenti, fornitori e subfornitori e non ultimo, clienti.  Inoltre, la maggior parte delle nostre aziende sono dotate di un Codice Etico e, in quanto associati all’ANICAV, hanno approvato un Codice Associativo che disciplina gli impegni e le responsabilità cui sono tenuti ad uniformarsi, nella conduzione degli affari e delle attività aziendali, gli associati, gli amministratori, i dipendenti e i collaboratori delle imprese. Tale Codice prevede, tra l’altro, che le imprese aderenti favoriscano l’approvazione sociale, l’attrazione delle migliori risorse umane, la soddisfazione delle proprie missioni e degli altri Enti per cui opera, la serenità dei finanziatori e l’affidabilità verso i terzi in genere. In particolare ANICAV ed associati operano nel rispetto delle norme nazionali e comunitarie di previdenza e tutela della sicurezza alimentare e per la tutela del lavoro. In special modo si intende diffondere la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro (con specifiche attività di formazione e di controlli interni) e la tutela delle condizioni di lavoro, per quanto possibile, dei collaboratori e dei dipendenti, dei fornitori e dei clienti. Come Associazione, sin dagli anni ’80, anni in cui la criminalità organizzata era più che mai presente sul territorio campano, abbiamo lavorato, e continuiamo a farlo, per arginare fenomeni criminosi che avrebbero potuto coinvolgere il settore.  Ci preme sottolineare che non crediamo di essere immuni dal diffuso fenomeno della criminalità organizzata, così come tutti i settori economici, ma stiamo facendo ogni sforzo possibile, a fianco delle organizzazioni agricole più rappresentative e del mondo della distribuzione, attraverso la valorizzazione di un’azione interprofessionale sempre più incisiva, affinchè la filera del pomodoro continui la, sempre necessaria, “opera di bonifica” per affermare l’eccellenza italiana sulle tavole del mondo e rappresentare il vero tratto distintivo della produzione made in Italy. Ricordiamo che, nonostante il pomodoro pelato sia inscatolato allo stesso modo dalla metà del 1800 (il barattolo che nella lingua conosciuta anche da Saviano è detta “a' buatt' “) e sia considerato un prodotto della tradizione, le aziende conserviere hanno fatto enormi passi avanti nella tutela dei lavoratori, nello sviluppo tecnologico, nella finanza, nel campo dell’etica e della lotta alle infiltrazioni criminali, conquistando sempre maggiori quote di mercato internazionale.  Riteniamo perciò che queste tematiche debbano essere affrontate  con “meno genericità  e sommarietà” evitando di diffondere una cultura del sospetto irreversibilmente dannosa per un settore già fortemente in crisi. Nella certezza che le nostre argomentazioni ricevano l’attenzione che meritano, vogliamo invitare, vostro tramite, Roberto Saviano, orgoglio della nostra terra, a farsi ambasciatore in Italia e nel Mondo del nostro pomodoro pelato, affinché questa nostra eccellenza possa essere sempre meglio apprezzata. Con viva cordialità

Il Direttore

Giovanni De Angelis