Storia

Il 5 febbraio 1945 si costituì a Napoli, per iniziativa di un gruppo di industriali conservieri, l’Associazione Nazionale degli Industriali delle Conserve Alimentari con l’obiettivo di tutelare gli interessi dell’industria di fronte agli enormi problemi posti dal perdurare dello stato di guerra in una ampia parte del paese (approvvigionamento di zucchero, di combustibile, di banda stagnata) e dal desiderio di realizzare quell’autonomia organizzativa del settore delle conserve alimentari vegetali che la singolarità del precedente ordinamento sindacale aveva sempre impedito.

La forma legale dell’Associazione fu data il 18 agosto 1945 con atto del notaio Sanseverino in Napoli.

Al 31 dicembre 1945 aderivano all’ANICAV già 168 aziende, sia singolarmente che con i loro raggruppamenti più significativi, quali il Comitato dell’Industria Conserviera della Campania, il Centro Industriali Conservieri dell’Emilia e Romagna, l’Associazione degli Industriali Conservieri della Sicilia.

Enrico Vitelli
Primo Presidente ANICAV

I primi cinque anni di vita dell’ANICAV furono, forse, tra i più intensi per la quantità di problemi che essa dovette affrontare, soprattutto in rapporto alla disponibilità di prodotti occorrenti per le lavorazioni; infatti se per il combustibile la situazione si era normalizzata, per lo zucchero e la banda stagnata le difficoltà erano legate non solo alla disponibilità di prodotto ma anche al prezzo, infatti i prodotti nazionali erano di gran lunga più costosi di quelli di importazione, che erano altresì contingentati.

Agli inizi degli anni cinquanta la crisi coreana provocò ulteriori problemi per la carenza di stagno che si venne a determinare sul mercato mondiale e contemporaneamente venne alla ribalta un’annosa questione che provocò sia problemi di mercato che fratture all’interno dell’Associazione.

L'ANICAV, negli anni ’40 in cui iniziarono i primi controlli sulla qualità delle merci in esportazione (negli stessi anni negli U.S.A. l'industria delle conserve vegetali era in espansione e agli inizi degli anni cinquanta si sviluppò in quel paese una campagna di controlli e di stampa sulla cattiva qualità dei prodotti italiani), divenne in Italia uno dei primi paladini sia per scongiurare l'uso di anidride solforosa per la preparazione di semilavorati, che per l'introduzione di severi controlli sulla qualità delle conserve vegetali esportate.

Alla fine degli anni ’70, con l’implementazione degli aiuti comunitari, l’ANICAV ha iniziato un lavoro di verifica di congruità tra la manodopera impiegata e la quantità di prodotti finiti ottenuti.

Nel 1985 l’Unione Europea (allora CEE) fissò dei quantitativi massimi di pomodoro da trasformare per ogni tipo di prodotto derivato, per ogni nazione e per ogni singola azienda. Tale schema è rimasto in vigore fino al 2000, quando l’ANICAV ha svolto compiti di monitoraggio e organizzazione del flusso dei dati produttivi.

Oggi l’ANICAV sostiene i propri associati nella loro azione imprenditoriale attraverso la difesa degli interessi del settore conserviero ed affiancando le aziende in particolari settori.

L’ANICAV, negli anni, grazie alla propria azione è diventata punto di riferimento dell’intero comparto del pomodoro da industria, rappresentando, per numero di imprese associate e per quantità di prodotto trasformato, la più grande associazione di rappresentanza delle imprese di trasformazione di pomodoro al mondo.